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MARIO RIGONI STERN: RICORDI DI MONTAGNA

Riportiamo un'intervista pubblicata sul n. 24 della rivista Scenari del dicembre 1991 al grande scrittore Mario Rigoni Stern, per la rubrica "I personaggi di Scenari" - intervista a cura di Giuseppe Re, anche per comprendere il suo pensiero sulla montagna e la natura, sul poliedrico paesaggio alpino che Scenari presenta da tanti anni...


Quel Natale del '38 in Val Formazza

Lo scrittore Mario Rigoni Stern nel Verbano-Cusio-Ossola

SCENARI - La monografia di Michele Buzzi, pubblicata da Mursia, riporta che nel 1941, di ritorno dai Balcani, lei trascorse un periodo di licenza sul lago Maggiore. Corrisponde a verità questa notizia? Ha visitato altre volte le nostre zone?
MRS  No, non era una licenza! Si trattava di un periodo dì servizio militare ad Intra. Quelli trascorsi nella caserma "Simonetta" del battaglione "Intra" sono stati i mesi più belli della mia vita militare.
Quando siamo tornati dall'Albania e siamo arrivati sul lago Maggiore la gente ci ha accolto come dei fratelli; ci è venuta incontro e il nostro inquadramento é scomparso: tra le fìle bambini, ragazze, donne e vecchi. Sfilavano dietro la bandiera con tutto il reggimento e sono addirittura venuti in caserma con noi. Questo é stato il primo impatto.
Il posto era tanto bello in quella estate del 1941, dopo la Campagna d'Albania: il sole, il lago...sembrava d'essere giunti in un mondo irreale, al punto che gli alpini della mia Compagnia venivano a svegliarmi ancor prima che suonasse la tromba, per uscire dalla caserma prima che arrivassero gli ufficiali. Si passava per Intra zufolando e cadenzando il passo: sentivamo il profumo del pane per le strade e andavamo su a Zoverallo. Lì la gente ci aspettava e tanti soldati se ne andavan in giro per le case a lavorare; chi spaccava la legna, chi andava nei campi. Per ritrovarli, quando era ora del rancio facevo suonare l'adunata al trombettiere.
Una cosa da non credere, tanto era l'affiatamento tra noi e la gente, specialmente dopo quel terribile inverno in Albania.
Tra le altre cose ricordo che una zia di mia madre abitava in una villa alla Castagnola.
Andavo a trovare la zia e mia cugina; entrare in quel magnifico parco, in quella tranquilla villa sul lago, mi riportava in un'atmosfera d'altri tempi, sembrava d'esser tornati indietro di un secolo.
La zia mi voleva un bene da morire: forse rivedeva in me un suo nipote morto nella guerra 1915. Mi accarezzava, mi coccolava, m'invitava a cena; stavo lì con loro e ritornavo in  caserma per la notte.
Non soltanto da loro o a Zoverallo: ogni domenica avrei desiderato andare con una ragazza ai Castelli di Cannero.  Di tutto questo conservo un ricordo stupendo.

(Al termine dell'intervista, osservando un poster del lago Maggiore, Mario Rigoni Stern si sofferma ancora una volta sui ricordi, sui luoghi che ha visitato da giovane. ndr)

"Da questa immagine del lago è ben visibile la punta della Castagnola...
Eccolo là, è questo Zoverallo, no? Le ville dei milanesi allora sfollati. Il Mottarone, l'isola Bella, Stresa, Fondotoce. Quanti ricordi! Ecco, avevamo fatto a piedi da Fondotoce fino ad Intra ...una passeggiata!
A quei tempi c'era anche un tram che portava da lì ad Intra ed anche quello che saliva a Premeno.

(Anche dell' Ossola Rigoni Stern conserva qualche ricordo...ndr)
"Nel 1938 in alta Val Formazza, tra dicembre e gennaio, un mio compagno morì sotto una valanga. Inoltre una notte da Furculti portammo giù uno che si era ammalato, dal Passo San Giacomo fino all'albergo, alla Cascata del Toce. Andavamo sempre a spalar le valanghe cadute lungo la strada che saliva da Formazza.
Ricordo con particolare affetto la chiesetta di Riale: in  quel freddo Natale del 1938 sono andato a messa lì.
Purtroppo ben pochi dei miei compagni alpini, presenti quella notte, sono sopravvissuti alla guerra".



Le mie montagne

Intervista allo scrittore Mario Rigoni Stern

L'intervista che presentiamo è stata registrata ad Asiago in un limpido sabato dello scorso settembre (1990 - ndr). Pacato, disponibile al colloquio, per nulla prigioniero del passato, Mario Rigoni Stern ci è apparso anzi attento ad ancorare le sue convinzioni, le sue proposte, alla realtà attuale.

Tra le molte parole vacue ed inutili che quotidianamente sopportiamo, capita di incontrarne di sorprendentemente semplici, essenziali; in questo nostro tempo distratto, queste parole sono necessarie, addirittura vitali.

Leggere, ascoltare Mario Rigoni Stern è, in questo senso, un'esperienza unica. Egli scrive racconti, articoli di giornale, rilascia interviste, soltanto quando ne sente la necessità. Parla di argomenti (montagna, guerra, letteratura) che conosce molto bene e il suo è il punto di vista di chi, durante tutta la vita, ha sempre mediato le conoscenze acquisite fra esperienza diretta e studio.

Sono questi indizi evidenti di onestà, di autorevolezza, di sapere messo a disposizione della pubblica utilità. Riguardo la montagna, in particolar modo, la comunità ha delegato a lui, e a pochi altri, un ruolo di coscienza critica che gruppi sociali, istanze, non sono più` in grado di svolgere.

Quando ci troviamo di fronte a persone che, grazie ad azioni ed opere intellettuali, acquisiscono un'autorevolezza tale da consentire loro d'intervenire su grandi temi civili o culturali, tutti noi fingiamo di tenere in grande considerazione i loro richiami a valori fondamentali, primari. In realtà la nostra è un'attenzione superficiale, infastidita, essendo troppo assillante il clamore di sottofondo fatto di desideri inappagati, di insoddisfazione. E' riprovevole che questo accada!
In particolare non deve succedere quando a parlare è un uomo come Mario Rigoni Stern. Le sue sono prese di posizione discutibili (nel senso che vanno discusse) su questioni essenziali, riguardo problemi la cui soluzione non può essere prorogata.
Inoltre i suoi racconti aiutano a vivere in armonia con la natura e con gli uomini...



SCENARI  Durante gli anni Settanta, Pier Paolo Pasolíni denunciò, con accanimento e passione, la "mutazione antropologica" degli italiani, il genocidio delle culture popolari, l'omologazione portata dal consumismo. Ritiene che quell'analisi possa avere un valore particolare per i popoli, per le civiltà della montagna?
MRS Penso di si, perchè di riflesso, magari in ritardo, il fenomeno della civiltà dei consumi, che io chiamo la civiltà dei rifiuti solidi urbani", è arrivato anche da noi portando notevoli conseguenze.

SCENARI - Ricorda alcuni fatti, accaduti fra le sue montagne, emblematici di questo cambiamento?
MRS  Ricordo come sono scomparse rapidamente le slitte trainate dai cavalli, per esempio. Qui da noi venivano usate al posto delle automobili: andavano a prendere i turisti alla stazione quando arrivava il trenino, portavano gli sciatori sui campi di neve. Nel giro di una quindicina d'anni sono sparite; abbiamo avuto perciò l'impatto con il mezzo automobilistico che ha reso inutile quello trainato dall'animale. Era rimasto fino a qualche anno fa un mio coetaneo: adesso ha abbandonato anche lui. C'è anche un altro esempio che rende evidente il cambiamento in atto: dopo dieci ore da una nevicata la coltre non è più bianca, qui in paese, perchè i combustibili e i fumi dei camini rendono l'aria nera e di conseguenza... C'è stato l'impatto con l'industrializzazione che ha violentemente cambiato il nostro mondo nel giro di pochi anni.

SCENARI - Quale
è stata la sua reazione di fronte a questi cambiamenti?
MRS  E' stata piuttosto decisa: ho abbandonato il paese per andare ad abitare tre chilometri lontano, al confine con il bosco; non sopportavo più rumore e confusione.

SCENARI  Ci può raccontare il suo rapporto con i simboli di questa società cosiddetta del benessere?

MRS  Non guido e mia moglie mi accompagna con l'auto quando devo recarmi in centro: resto anche dieci giorni o più senza scendere in paese e mi muovo solo se costretto da qualche necessità. Per il resto, cerco di vivere ed alimentarmi nella maniera più naturale possibile. Non sono vegetariano, ma preferisco nutrirmi con carne di cervo piuttosto che con quella di vitello gonfiato, coltivo l'orto e mangio la verdura, il miele delle mie api... Vado a cercare il formaggio nella malga di un amico. Questo mi dà la possibilità di vivere in una certa misura come i miei genitori, come vivevo io da ragazzo.
Tutti noi sopportiamo l'impatto con questi mass-media che stanno invadendo gli angoli più reconditi della montagna.



SCENARI - Come hanno potuto civiltà millenarie sgretolarsi nell'arco di pochi decenni?
MRS  Certo, ci sono delle colpe! Più che dei montanari però la responsabilita e degli uomini di potere che non hanno compreso l'importanza di tante cose. Chi aveva la possibilità di capire doveva intervenire. Penso alla legge sulle Comunità Montane: la normativa è buona, ma non viene applicata, perchè mancano i fondi, le strutture e gli amministratori capaci di attuarla. Dobbiamo considerare inoltre che più degli stambecchi vanno protetti gli uomini.
E' inutile istituire parchi nazionali e usarli male come sta succedendo qui da noi. Vediamo tracce umane dappertutto: si potrebbero seguire i sentieri del Gran Paradiso, delle Dolomiti, lasciandosi guidare dai rifiuti che la gente abbandona lungo la strada: dalle cartine delle caramelle alle lattine. Non occorre mettere segnavia: ci sono già.
A parte questo, che è soltanto un aspetto appariscente, bisogna considerare il calpestio del suolo, che produce notevoli effetti negativi. Il disturbo che diamo all'ambiente naturale è notevole: quando fotografiamo una femmina di pernice bianca sul nido una volta, poi due, tre, questa si stanca e vola via abbandonando le uova. A causa di ciò non nasce più nessuna pernice. Lo stesso accade quando una motoslitta passa per un bosco dove gli urogalli o i forcelli sono abituati a svernare: un animale in questo caso viene messo in crisi. Alcune specie stanno scomparendo, non per la caccia ma per l'uso che l'uomo fa della montagna.

SCENARI - Parlando dell'economia di montagna, fra le altre cose lei ha detto: "Un tempo, ad esempio, ciò che si ricavava dai boschi e da altre risorse garantiva ai Comuni un'entrata, in termini di denaro, sufficiente per soddisfare le esigenze sociali della Comunità. Ora i boschi e molte altre risorse della natura sono diventate un fatto prevalentemente ambientale, estetico e di utilizzo turistico" .

MRS  Sulle montagne italiane, almeno dalle nostre parti, i cittadini residenti hanno il diritto di "uso civico" dei beni: i boschi non sono dello Stato, del Demanio o dei privati, ma della comunità**, tanto è vero che una volta gli abitanti di questi luoghi si chiamavano comunisti, perchè la proprietà"' era di tutti. Avevamo diritto al legname per costruirci la casa e i mobili; ne ho usufruito anch'io quando mi sono sposato. Potevamo disporre del legnatico per riscaldarci durante il periodo invernale, dei prodotti del sottobosco, del diritto di pascolo nelle cosiddette "maggiolere" che erano pascoli primaverili prima di salire nelle malghe in giugno. Si aveva diritto ad usufruire di terreni coltivabili che venivano dissodati e lavorati per seminare patate, segale, orzo, pagando un canone di enfiteusi il quale veniva poi utilizzato per la comunità.
Ecco allora che questi diritti antichi si potrebbero prospettare ancor oggi per i residenti, non più su quelle basi, ma prevedendo anche l'uso dell'ambiente. questa  fra l'altro è una cosa dì cuì sì dovrebbe tener conto progettando ed attuando lo Statuto dei Comuni di montagna. Dobbiamo però fare una differenza tra residenti e fruitori che vengono dall'esterno. Noi proprietari tutti quei beni li abbiamo sempre conservati e protetti: per questo ci sono ancora. Era ed è nel nostro interesse. Invece chi è di passaggio cerca di rapinare; purtroppo queste cose le ho viste fare. La gente che va in montagna, deve capire che si reca in casa d'altri. E' giusto che i cittadini vengano in vacanza, ma devono pensare anche che sono ospiti e comportarsi di conseguenza: non possono pretendere di portare i loro modelli di vita a tremila metri, o in un bosco che ha delicati equilibri che possono essere spezzati.
Per difendere questi princìpi si è tentato di far valere alcuni vincoli, ad esempio quello dei percorsi fissi, ossia sentieri fra i boschi e fra le montagne dai quali la gente non dovrebbe deviare, a causa di determinate condizioni di fauna o flora che hanno bisogno di particolare rispetto.

SCENARI - La ricerca di un nuovo accordo fra civiltà e natura, mette in discussione antichi e nuovi valori, riguarda una nuova percezione di noi stessi nello spazio e nel tempo; certo
è un problema complesso, per risolvere il quale vanno impegnate forze intellettuali, politiche e sociali. Riesce, nonostante quanto detto prima, a scorgere scelte e comportamenti in questo senso?
MRS  Un miglioramento forse c'è stato, da una decina d'anni a questa parte, ma non sufficiente. Abbiamo bisogno di educatori nel vero senso della parola, gente che deve lavorare sul campo toccando con mano i problemi, non di persone superficiali ed emotive che ripetono cose sentite dire. Per arrivare a questo occorre preparazione pratica e la pazienza di leggere molti libri per capire. Oggi parlano tutti di ecologia ma non sanno che l'ecologia è la scienza più difficile perchè le compendia tutte: dalla climatologia alla botanica, dalla metereologia alla matematica, dalla fisica alla genetica. La gente dovrebbe sforzarsi e cercare di capire i problemi anzichè lasciarsi influenzare da facili affermazioni di certi politici e pseudo ambientalisti. Oggi siamo arrivati al punto in cui ci si preoccupa tanto per la scomparsa di un animale e non per la gente che vive in montagna, per quali motivi se n'è andata e cosa bisognerebbe fare per permetterle di ritornare, per ridare all'ambiente quell'aspetto civile che aveva. Attenzione: noi non vogliamo la miseria in montagna, ma il progresso nella civiltà, non il progresso nel degrado della natura.



SCENARI - In quale misura dobbiamo tenere conto delle esigenze e delle conoscenze prodotte dalle culture preíndustriali?
MRS  Abbiamo perduto molte cose che sara impossibile recuperare. Il degrado ambientale esiste perchè la montagna non è più abitata. L'acqua scorre libera, senza argini e provoca smottamenti e frane. Vediamo strade e sentieri abbandonati: col tempo la strada crolla, così il sentiero. Queste cose stavano in piedi quando c'era l'uomo che ci metteva mano e i lavori venivano eseguiti per necessità. La montagna abbandonata a se stessa può causare disastri anche per chi sta sotto. Cosa bisogna fare? Cercare di tener legato l'uomo all'ambiente offrendo condizioni di vita decenti. Prendiamo l'Austria: è il Paese più montano d'Europa, ancor più della Svizzera, con una solida economia. Per far rimanere la gente in montagna lo Stato austriaco ha garantito l'esonero dalle tasse a chi abita sopra una certa altezza: energia gratuita per il riscaldamento, per l'illuminazione e per i macchinari se hanno la fattoria, mezzi di trasporto pubblici agevolati per i residenti sopra i mille metri. Inoltre un certo numero di posti riservati e gratuiti nei collegi per i ragazzi più propensi allo studio. Così facendo sono riusciti a garantire alla gente di montagna un buon reddito, sviluppando inoltre l'agriturismo e hanno concentrato le stazioni di sport invernali solo nei fondovalle.
Anche da loro purtroppo quelli che vanno in vacanza pretendono di portare lo stile di vita che hanno in città: questo è un problema universalmente irrisolto.

SCENARI - Leggendo i suoi racconti si riceve l'impressione che uno dei concetti fondamentali nella sua opera sia quello del confine, della frontiera, dello scambio di esperienze e conoscenze fra persone di diversa cultura e nazionalità. Il soldato italiano che supera la soglia dì una isba russa per cercare ricovero oppure il continuo itinerare di Tönle, sono immagini forti, che colpiscono la sensibìlítà di chi legge. Vuole chiarire questo concetto?
MRS  Quella del confine è una sciagurata invenzione degli uomini, degli uomini di potere. Probabilmente i confini degli stati hanno avuto origine quando l'uomo disse: "questo è mio". Le genti accomunate da un lavoro o da un ambiente al quale sono legati non riconoscono confini. Il confine noi dell'Altipiano lo abbiamo avuto qui vicino; prima facevamo parte del regno asburgico, poi del regno d'Italia, ma attenzione: per 500 anni, dal 1310 al 1807 siamo stati indipendenti. Esisteva allora la Reggenza dei Sette Comuni che era una specie di staterello. Noi siamo molto attaccati a questa terra ma quello che e al di fuori di essa non ci è estraneo.

SCENARI - Un'altra cosa che mi ha colpito nei suoi racconti
è la solidarietà del popolo russo nei confronti dei soldati italiani. In fondo eravamo nemici.
MRS  Anche questo è facile da spiegare. Quello russo, per tradizione, come quasi tutti i popoli contadini costretti a vivere in un ambiente difficile, ha grande il senso della ospitalità. Se una persona chiede aiuto a chi sa cosa vuol dire fatica, freddo, fame, viene accolta in casa come uno di famiglia. Dipende da come entra, naturalmente. I Tedeschi irrompevano sparando; non potevano venir considerati ospiti. Quando sono arrivato in quelle isbe dove ho trovato i soldati russi che mi hanno sfamato, io ho bussato; é tutta qui la chiave: prima di entrare ho chiesto permesso. Quando si va in casa d'altri non bisogna portare le proprie regole, questo è un'antico proverbio sempre giusto. Noi siamo andati in Russia portando la guerra: loro hanno visto la nostra situazione dopo, quando eravamo in ritirata: il disagio, la fame, il freddo, e hanno avuto pietà di noi.



SCENARI - Molti scrittori del nostro Novecento hanno narrato di uomini che traevano sostentamento dalla terra raccontando di fatiche e dolori, di ignoranza e violenze. Lei testimonia di un luogo geografico ideale (l'Altipiano) in termini complessi: non puramente elegiaci. La sua denuncia delle condizioni di lavoro e della povertà lascia spesso spazio all'amore per la natura, la quale richiede fatica e dedizione ma non è ostile, matrigna...
MRS Dobbiamo tenere presente una particolarità a cui ho già . accennato che riguarda questa mia terra. Noi abbiamo una tradizione di libertà e di un certo benessere se rapportata a quella della gente di pianura. Fino al 1740 avevamo trenta capi di pecora pro senza contare altri animali. Grazie ad antichi diritti i nostri pascoli andavano dalle foci dell'Isonzo a quelle dell'Adige. Non eravamo servi di nessuno. Qui in Altipiano non abbiamo ne castelli di nobili, nè ville di signori, nè cattedrali di canonici e la gente che governava, così come gli stessi preti, veniva eletta dai capifamiglia: tutte le cariche pubbliche erano elettive e il designato non era rieleggibile una seconda volta. Avevamo pertanto un senso di libertà, amore ed attaccamento alla terra che ci ha fatto vivere una condizione particolare. Da questo ambiente noi abbiamo ricavato sempre sussistenza e la natura con noi è stata benigna. I boschi ci davano legname, le montagne i pascoli che ci permettevano di vivere in m aniera decorosa, pagando medici e maestri attraverso le entrate. Anche se non potevamo considerarci ricchi, qui certe miserie non c'erano. La fame è venuta dopo, portando emigrazione, imposte, servizio militare obbligatorio e passaporti.

SCENARI - La civilta contadina è forse quella che più di ogni altra riesce a comprendere il senso dell'eternità, lo svolgersi del tempo, il sentimento della solidarietà, giorno dopo giorno...

MRS  Ormai ben pochi, soprattutto in città, percepiscono quando si verifica la lunazione, non si accorgono del variare del cielo con le stagioni, di come si spostano le costellazioni; non sanno distinguere un tiglio da un larice, hanno perso la comunione con la natura. L'uomo che vive in città difficilmente riesce a capirla. Quando si semina? Con la luna buona o con la luna cattiva? ... e per imbottigliare il vino? In luna calante o in luna crescente? Lo stesso per i raccolti. E il legname, come va tagliato? In luna piena o in luna morta? L'influsso della luna e una cosa importante: se si taglia la legna in luna cattiva questa brucerà male, provocando fumo senza calore. E' anche questo il rapporto con la natura! Quando compro il legno di faggio, la prima cosa che chiedo a chi me lo vende è: "Quando l'hai tagliato? in luna buona? Me lo garantisci? Guarda che se non è vero non mi vedi più".

SCENARI - Anche i giovani conoscono queste regole?
MRS  Beh, i miei figli lo sanno, i miei nipoti lo stanno imparando.

SCENARI - Il sapere tramandato fino a noi deve assolutamente essere insegnato alle nuove generazioni.
MRS  Certo! La tradizione orale è la depositaria di questi valori, ma anche testi scritti, purchè si abbia la volontà di cercarli. Non occorre essere boscaioli figli di boscaioli ... ma è indispensabile la volontà di conoscere le cose...Per assurdo certi bambini di città` quasi non conoscono le mucche; pensano che il latte venga prodotto dalla Centrale. L'esperienza ci insegna che il formaggio più buono è quello di giugno e luglio, quello di malga, perchè c'è la fioritura ed è il fiore che dà il profumo, ma il più nutriente è quello di agosto, settembre ... L'importante è che la mucca mangi erba o fieno, non mangime.
Bisogna poi prestare attenzione ad un problema che adesso non si avverte quasi più: va privilegiata la qualità della produzione anzichè la quantità.



SCENARI - Qual'è stato l'operato della CEE rispetto ai problemi dell'arco alpino?
MRS La montagna è stata sacrificata: i diritti compensativi, la superproduzione ... Non possiamo paragonare la produzione a mille metri di quota con quella di pianura, c'è una differenza immensa: la gente queste cose non le ha capite, soprattutto chi fa le leggi.

SCENARI - Probabilmente la gente si è fatta poco sentire, ha fatto pesare poco la propria presenza sociale e politica.
MRS  Il montanaro non grida, non fa manifestazioni, e anzi facilmente influenzabile. Gli uomini di governo sono riusciti a condizionare politicamente molte zone di montagna con panacee: "contentini" dispensati attraverso Partiti, Enti. Siamo stati considerati cittadini facilmente manovrabili, "tanto sono pochi", avranno pensato.

SCENARI - Una curiosità: cosa significa per lei l'attività del camminare, l'escursione per sentieri fra prati, boschi e montagne?

MRS  Camminare è pensare: il miglior modo per pensare è quello di camminare naturalmente, non per strade affollate, non nelle città, ma per prati, per montagne e vallate, lungo un torrente, comunque dove non si richieda molto impegno fisico. Camminando lentamente nei boschi si ha la possibilità di meditare: credo sia il miglior modo per farlo. Camminare pensando.

SCENARI - Televisione e giornali danno un'immagine della montagna, quando ne parlano, fondata su stereotipi, spettacolarizzata, dove tutto è competizione o luoghi ameni da visitare "consumandolì" in tutta fretta. Può fornire qualche consiglio a "Scenari" per aiutare la rivista a non cadere in questi errori?
MRS  In precedenza avevo invitato riviste di montagna a considerare la montagna non solo sotto l'aspetto ludico  vacanza e sport  ma anche dal punto di vista della gente che ci vive, restituendo così un'immagine reale, anche se potrebbe rivelarsi quella di un'ingrata esistenza. Se dovessi dare un parere su "Scenari", anche se non ho ancora visto tutti i numeri della rivista, mi sembra concediate abbastanza spazio e attenzione al popolo della montagna.

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